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Psicosomatica: l’importanza un lavoro di integrazione fra corpo e mente

Il lavoro svolto sul campo negli ultimi dieci anni dai ricercatori e dai bodyworker riguardo alla psicosomatica (qui un articolo come esempio) ha fatto maturare anche a livello scientifico la consapevolezza – già ben nota alle discipline orientali – che la postura esprime ed interagisce non soltanto con le problematiche fisiche del corpo (contratture, retrazioni, blocchi articolari, ecc.), ma anche quelle psicologiche e bioenergetiche, tra cui, primariamente, gli stati di rilassamento o di stress

Il concetto di “armatura caratteriale”

Il concetto di armatura caratteriale deriva dagli studi di noti psicoterapeuti, in particolare da Whilhelm Reich con la teoria dell’armatura muscolare e da Alexander Lowen, il padre della bioenergetica.

Con tale concetto si intendono indicare tutte le strategie comportamentali di adattamento – ovvero quelle che la psicologia chiama “formazioni reattive” – che un individuo pone in essere per affrontare i problemi e che si “cronicizzano”, divenendo automatici e spesso inconsci.

In sostanza, di fronte ad un problema ricorrente, per migliorare e velocizzare le mie risposte adattative, organizzo a livello inconscio una specie di “protocollo” di azioni psicosomatiche (per es. una certa variazione della respirazione, la contrazione di determinati distretti muscolari, specifiche associazioni mentali e verbali, spostamento dell’energia in specifici distretti corporei, ecc.) che effettuerò sempre, in modo praticamente automatico, ogni volta che avrò a che fare con problemi simili.

Quali sono gli effetti?

Questi protocolli automatizzati diventeranno una sorta di “seconda natura”, letteralmente cristallizzandosi in posture scorrette, blocchi energetici, idee fisse, stati emotivi sempre uguali, stilemi verbali ricorrenti, ecc…

Un esempio può forse chiarire.

Se io temo fortemente l’aggressività degli altri, posso assumere, di fronte ad un atteggiamento aggressivo, alcune reazioni standard: mi stringo nelle spalle (difesa), rientro della testa nel collo (difesa, necessità di tacere), abbasso la testa (arrendevolezza), blocco della respirazione (ansia/paura), vuoto energetico in basso (gambe molli) timore di contrariare, tendenza a “leggere” concettualmente qualunque atteggiamento altrui come potenzialmente minaccioso, balbettio o silenzio.

In questo modo entro in una trappola, perché, se l’atteggiamento mi consente di evitare danni tenderò ad usarlo anche al minimo accenno di aggressività vera o presunta nei mie confronti; al contempo, il mio fare “fantozziano” rischierà di attirarmi addosso anche l’aggressività di persone che, in altri contesti, non la manifesterebbero, spingendomi a reiterare ulteriormente l’atteggiamento.

La risposta inadeguata al problema, rinforza il problema stesso e si instaura quindi un circolo vizioso.

Risultato: spalle cadenti, scapole alate, testa anteposta, cervicalgia, blocco del diaframma, uso eccessivo dei muscoli accessori della respirazione, dolori al collo, possibile tachicardia (per il diaframma bloccato), possibili dolori lombari (per la scarsa mobilità del cingolo scapolare e il diaframma bloccato), ingorgo energetico nella parte alta del corpo con conseguenti possibili problemi digestivi, gregarismo sociale con introiezione dei malumori (ad aggravare i problemi digestivi), atteggiamento mentale pessimistico, verbalizzazione lamentosa, eccesso di aggressività di rivlsa con persone manifestamente più deboli e di cui sia nota l’innocuità, ecc.

Il vero “benessere”, per un simile individuo, consiste nello spezzare quest’armatura caratteriale, riequilibrando postura ed energia bloccata.

La necessità di un approccio integrato

Da quanto detto prima si comprenderà che un intervento volto al benessere della persona, se si vuole che sia a lungo termine e porti un cambiamento anche a livello di consapevolezza di se, necessita di far interagire corpo, emozioni e mente. Altrimenti si torna sull’intervento sintomatico, 2la pillola del mal di testa”: magari starai bene subito, ma poi il disturbo torna. Oppure non torna, ma quel segnale del corpo non elaborato troverà un’altra via per farsi vivo. Ma soprattutto non avrai imparato un acca di te stesso.

E’ importante sentire il proprio corpo, liberarlo, farlo divenire flessibile e vibrante di energia.

Le emozioni vanno esperite senza reprimerle o farsi gestire da loro.

La mente va disciplinata perchè sia un utile aiutante invece che un dispotico sergente.

Per questo il massaggio e le terapie energetiche, il counseling e gli esercizi fisici consapevoli si fondono bene assieme. Probabilmente ognuno di noi ha bisogno più di approccio che di un altro, ma ritengo, e porto avanti come stile di lavoro nei miei percorsi, che ci deve essere comunque un pò di tutte queste componenti.

Fonti: seminari del Dr. Luigi Lacchini – www.luigilacchini.it

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